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Con grande piacere ho curato l´ufficio stampa del film realizzato dagli amici Carla Grippa e Marco Bertora, ´´Nessun Fuoco Nessun Luogo´´, un documentario che ha richiesto una lunga preparazione e una ancor più lunga fase di ricerca sociale e antropologica sulle nuove povertà.
Il titolo “Nessun fuoco nessun luogo” proviene da un proverbio francese che indica le persone senza fissa dimora, il cui destino è vivere sulla strada senza un focolare domestico a cui tornare (Mais, moi, grâce au destin, qui n’ai ni feu ni lieu. Je me loge où je puis et comme il plaît à Dieu). Nella consuetudine di una città che vive una delle sue solite giornate, si snodano le vite di otto persone. Vite di strada, vite lente. Per chi non ha un posto dove stare, né un lavoro da svolgere, c’è il tempo da affrontare. Un cammino quotidiano e costante verso gli stessi luoghi (la stazione, la biblioteca, i sagrati delle chiese), compiendo instancabilmente gli stessi fondamentali riti nell’attesa che l’orologio inesorabile avanzi. Il tempo c´è, sempre : c´è per bere, per mangiare, per cantare, per lavarsi, per compiere ogni gesto, anche il più privato, sotto lo sguardo, subito distolto, di chi passa vicino e di tempo non ne ha. Otto vite diverse, otto storie diverse, accomunate da un ininterrotto percorso di strada che ogni tanto si affronta assieme, a volte in coppia, spesso da soli. Ma dove la città finalmente finisce, dove oltre non si può più camminare c´è un posto in cui ognuno è sdraiato per terra, dove è più facile confondersi e per una volta godere nel non essere visti, perché altri hanno forse il loro pezzetto di città, ma il mare, si sa, è di tutti.